La fornace vecchia di proprietà dei De Luigi di Campestro

Di Guglielmo Possa, Italia

La  fornace vecchia Roveleto di Cadeo (Piacenza) – Italia, di proprietà dei De Luigi di Campestro, Ticino (Ricordi di Vittorina De Luigi trascritti dal pronipote Alessandro il 30-09-1993).

Sconosciute sono le circostanze che spinsero i De Luigi a lasciare il loro paese, Campestro – Tesserete, nel Canton Ticino, Svizzera, per trasferirsi in Italia.
Dato il gran numero di componenti della famiglia, si può ipotizzare che fossero alla ricerca di nuove opportunità di lavoro.

Correva l’anno 1879 (?) quando i fratelli Giovanni, Carlo ed il quindicenne, nonché dodicesimo figlio Luigi, si stabilirono a Fiorenzuola d’Arda (PC), dove si risolsero ad acquistare una fornace.

Giovanni si sposò con Maria (Marietta) e là rimase, invece Carlo, dopo il matrimonio con Delfina Freschi, con al seguito Luigi, si trasferì a Roveleto di Cadeo (PC), non molto distante da Fiorenzuola, occupando il podere Fornace Vecchia di 72 pertiche piacentine.

Nel podere si svolgevano tre attività lavorative. La prima, agricola tradizionale, era affidata alla famiglia di contadini Bisagni (marito, moglie e tre figli: Giacomino, Rosina, e Luisa) che si occupava sia di coltivazione sia di allevamento di animali da stalla.

La seconda attività consisteva nel noleggio di macchine agricole (trebbiatrice, trattore a vapore, ecc.) che venivano poste, a fine impiego, nell’apposito fabbricato chiamato “camaron”.

Ma la più importante e proficua occupazione era la produzione di mattoni.
L’argilla era tratta dal terreno del podere stesso e veniva lavorata a mano sull’aia dove, una volta sformata, era lasciata ad essiccare al sole. Quindi la si portava a cuocere nella piccola fornace ubicata nella zona tra l’aia ed il torrente Chiavenna.
Gli operai, per i quali non era richiesta qualifica, erano chiamati “mutarò” (da mota, fango) ed avevano lavoro assicurato solo per la stagione più calda.
La zona di Roveleto a vocazione quasi esclusivamente agricola, assorbiva la manodopera locale e di conseguenza la forza-lavoro proveniva in massima parte da Fiorenzuola dove, nel frattempo,era cessata l’attività della fornace di Giovanni.

La proprietà terriera dei De Luigi, in Roveleto, si estendeva dalla “Fornace” verso il “Santuario” fino al Municipio (ora Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza) con esclusa la sola zona di proprietà di tale Boiardi Domenica (ora proprietà Terzi).

Proprio sull’area contigua al Municipio Vecchio il De Luigi costruì due case: una di modeste proporzioni (ora ristrutturata e di proprietà Petrullo e Cavalli) ed una di maggiori dimensioni, il cui nome tradisce le origini della famiglia proprietaria: CASA ELVEZIA (rimasta agli eredi De Luigi).
La costruzione ebbe luogo verso il 1880 e vide l’impiego dei mattoni della Fornace. I lavori di manutenzione dell’edificio hanno “svelato ” la qualità artigianale dei manufatti dell’epoca, la cottura dei quali non sempre era ben riuscita.

La Fornace restò attiva fino al 1910 circa, quando la morte di Carlo orientò l’interesse dei De Luigi verso l’agricoltura.

I suoi figli non seguirono la tradizione familiare: Guglielmo si impiegò presso il Consorzio Agrario di Piacenza – Sezione Mulini; Lisippo gestiva il fondo Monterusso, situato presso la confluenza del torrente Chero con il torrente Chiavenna (la zona vicino al Cimitero di Roveleto); Cesira governava la casa ed ebbe cura della madre e dello zio Luigi.
Una seconda proprietà fondiaria, il Segno di Sotto, in località Chiavenna Landi – Cortemaggiore, fu dato in affitto.

L’incremento di popolazione di Roveleto rendeva necessaria una scuola “in loco”, visto che le istituzioni di Cadeo, Fontanafredda e Saliceto erano a distanza considerevole per quel tempo. Fu così che la famiglia De Luigi mise a disposizione una parte del capannone adibito a ricovero delle macchine agricole ove aprì la Scuola Elementare di Roveleto: una sola aula ed una sola maestra, Adele Periti (moglie di Guglielmo) per tre classi.
L’elevata affluenza obbligò la distribuzione degli insegnamenti su tre orari corrispondenti alle tre classi: seconda e terza insieme al mattino (circa 60 bambini) e prima al pomeriggio (circa 30 bambini).

Verso il 1920 Guglielmo De Luigi si diede alla gestione del Consorzio Agrario di Roveleto e nel 1922 la famiglia si trasferì nell’edificio consortile, CASA ELVEZIA, cedendo la “Fornace Vecchia”

Il cambiamento dei luoghi ha reso difficoltosa ogni ricerca sul loro stato originario.

Nota del Gennaio 2007
Con la scomparsa il 19 Gennaio 2007 di Vittorina De Luigi, quarta ed ultima figlia di Guglielmo, si estingue il ramo De Luigi di Roveleto di Cadeo Anche l’ultima parte di Casa Elvezia passa per successione naturale ai figli della sorella Luisa : i nipoti CarlaVittoria e Guglielmo Possa

ferrantecarlobianca-13-6-19La foto risalente all’anno 1919 rappresenta i primi tre figli di Lisippo DE Luigi: Ferrante, Bianca e Carlo presso la Fornace Vecchia

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