L’avventura californiana di Silvio Giuseppe Debernardi

di Natascha De Bernardi, Svizzera

Silvio Giuseppe Debernardi è nato a Lodano il 14 gennaio 1873; è il terzo figlio di Pasquale e Teresa nata Tunzi. All’inizio di aprile del 1891, a 18 anni, Silvio parte per raggiungere i due fratelli maggiori, Geremia e Golia, in California.

Il 27 aprile 1891 viene registrato dall’immigration newyorkese come passeggero del bastimento La Bretagne, in arrivo da Le Havre. Del viaggio, fatto assieme al compaesano Venanzio Franscioni, racconta a un amico: “Molto mi è rincresciuto a San Francisco di dover dividermi [da Venanzio]: gli toccai la mano e tutti e due ci siam messi a piangere. Avevamo assieme una bella giovinetta di Giubiasco che andava a San Luis e questa mi fece un bacio. Costei mi voleva proprio bene. È partita 9 giorni dopo di noi e l’abbiamo trovata a Havre sola. Da San Francisco a venire a Crescent City ci sono 300 miglia, uguale a chilometri 450, e il vapore viene sempre in su a riva da mare, distante un paio di chilometri dalla riva e io non ho patito da Havre a New York, ma da San Francisco a Crescent City ho patito: è una riva molto cattiva, chi non prova non crede”.

Questa lettera, scritta da Crescent City il 10 agosto 1891, giorno della sagra del paese in Svizzera, è piena di malinconia. “Vedi buon amico – scrive sempre Silvio all’amico rimasto in patria – come ha fatto la bella gioventù di Lodano: buona compagnia di sette, il buon momento di fare un po’ di allegria, far vedere la vivacità della gioventù, e uno va di qua e l’altro di là. Oh! Dove andarono quelle belle serate passate cantando suonando ballando; sono passate e più non ritornano. Queste cose propriamente fanno crepare il cuore”.

E conclude, quasi con un pizzico di rammarico: “La California è circa lo stesso come i nostri paesi, del rimanente uno che vuol datarsi nei nostri paesi fa denari tanto come in California: un giovinotto non è persuaso fin che non è venuto in California e quando è qui vorrebbe tornare in patria”.

Silvio, però, in California ci rimane dieci anni, ma sempre con la malinconia dei “nostri contri” e il pensiero di tornare a casa, cosa che però non fa fino all’autunno del 1901.

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In California Silvio lavora soprattutto a Crescent City (al nord, al confine con l’Oregon), con qualche soggiorno a Sonoma, Petaluma e Tomales. In seguito si sposta “alla bassa”, in particolare a Soledad e King City. Lavora nei “ranci” ad arare con i cavalli, mungere mucche e fare fieno.

Il 21 agosto 1899 scrive ai genitori: “Qui i lavori dei farmer sono quasi ultimati; l’altro ieri abbiamo ultimato di battere nel three miles flat, e quello che dirigeva la macchina era Giuseppe Tommasimi. Adesso in due o tre giorni facciamo conto di andare a Salinas a battere con la medesima macchina, e abbiamo ancora lavoro per un mese e mezzo. Io in questa macchina faccio il sac tender, cioè quello che impienisce i sacchi e ho scudi 2.50 al giorno, tanto come fr. 12.50 al giorno. Il lavoro è piuttosto duro, però si è pagati anche bene”.

Silvio, infatti, invia spesso in regalo ai suoi di casa una cambiale di 25 o 50 franchi, anche se i tempi non sono sempre fortunati. Il 10 ottobre 1894, ad esempio, scrive ai genitori che è stato “lasciato di libertà”: “Io non ho mai visto tanta miseria in California come al giorno d’oggi. Anche quelli di Moghegno alla bassa non fanno più le spese; e qui i rancieri se il butirro [burro, ndr] non si alza di prezzo non sapranno che fare perché la cosa è questa se il burro è baratto [a buon mercato], per esempio in un rancio che abbisogna cinque lavoratori il padrone fa il possibile di scusare [dal dialetto scüsaa, far bastare per risparmiare] con tre, e invece di pagarli 25 scudi, li paga 15 o 20 al mese. Basta, intanto siamo ancora giovani e non bisogna perdersi di coraggio; e poi quando non si farà più le spese, la porta della casa paterna spero sarà sempre aperta”.

In California Silvio lavora quasi sempre presso altri ticinesi, e ovunque sembra essere circondato se non dai fratelli, da una comunità di compatrioti e compaesani. Trova però modo di imparare l’inglese, poiché il censimento del 1900 indica che sapeva leggere, scrivere e parlare inglese.

Oltre agli incontri frequenti con i fratelli (“il Geremia è venuto l’altra domenica e mi ha tagliato i capelli e la barba”, scrive il 10 agosto 1891, e “l’altra domenica abbiamo fatto la fotografia assieme”, scrive il 21 maggio 1893), Silvio partecipa alle gioie e ai dolori della comunità di emigrati ticinesi: i matrimoni (“Il 1 di novembre si è ammogliato Giuseppe Tommasini con una pivellotta di 16 anni, e compiva veramente i 16 quel giorno del matrimonio”, scrive ai genitori il 7 dicembre 1899), le nascite e le morti (“L’altra sera io e Giuseppe Tommasini siamo andati a Soledad a vigiare [vegliare] Sereno Franscioni, che era quasi in punto di morte. Ha preso la ponta [polmonite] e il tifo. Ieri stava un tantino meglio, però è molto difficile salvarlo. La moglie del Mansueto diede alla luce un bel maschietto in quella medesima notte”, scrive l’8 novembre 1897), i rimpatri (“Circa un mese fa sono andato in paese una passeggiata e mi son trovato con un certo Antonio Deneri nativo di Cevio, e mi disse che voleva fare una passeggiata fino in patria, allora gli ho dato uno scudo (fr. 5) da dare alla madre. Se non l’avete ancora veduto, domanderete conto il Geremia che lo conosce molto bene. Lui è un 30 anni che si trova qui in questi paesi e forse non saprà più nemmeno dove si trova Lodano: si è ammogliato qui e tiene saloon e hotel in Smith River dove ha ancora la sua famiglia”, scrive l’8 marzo 1896).

Dopo dieci anni, Silvio ritorna a Lodano e pochi mesi dopo il suo arrivo, il 6 aprile 1902, sposa Florina Tommasini, di 22 anni appena compiuti. Tornato dalla California, porta con sé le sue esperienze e quell’apertura verso il mondo che lo fanno ricordare come un uomo all’avanguardia: è infatti il primo in paese ad avere l’acqua corrente in casa e la radio. Muore a Lodano il 13 luglio 1954, all’età di 81 anni.

Per altre storie di emigrazione ticinese (e non) in California, visitate il mio blog: www.ndb-agency.ch/blog

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