San Francisco, la rinascita della cultura italiana?

di Dale Bechtel, swissinfo

La prima cosa che voglio fare a San Francisco è scoprire se ci sono ancora tracce visibili dell’impatto degli emigranti sulla città. Non riesco a togliermi dalla mente l’immagine dei ticinesi che nel 1890 erano a bordo del treno diretto in California, come descritto dall’editore Giorgio Cavalli su L’Elvezia. Racconto di Giorgio Cavalli.

Partendo dal mio albergo, lo storico Hotel San Remo (dal 1906), decido di gironzolare attraverso il quartiere italiano di North Beach. Come a New York, anche a San Francisco la “Little Italy” è molto vicina a Chinatown. Una prossimità molto evidente su Broadway, poco sopra Columbus.

Il Ticino Hotel, le cui camere erano pubblicizzate sul giornale elvetico locale “Colonia Svizzera” è ora diventato un negozio cinese, chiuso tra un albergo gestito da cinesi (non sulla foto) e un motel.

Decido di scoprire cosa sia diventato l’edificio nel quale all’epoca si redigeva La Colonia Svizzera, un bisettimanale di lingua italiana. Poco più lontano su Columbus giro a sinistra alla ricerca del 580 di Washington Street. Sapevo che il giornale non era più stampato da decenni, ma non pensavo che anche l’edificio fosse sparito! Ora c’è uno spazio vuoto, dal quale si può ammirare una delle costruzioni moderne più note della città, la Transamerica Pyramid.

Mi avvio poi verso il Museo di Arte Moderna per ammirare i segni lasciati a San Francisco dai ticinesi di oggi. La struttura del museo è stata progettata da un ticinese ben noto, l’architetto Mario Botta. Il suo stile ha ridisegnato il paesaggio della città di Lugano e ha aggiunto un tocco particolare a San Francisco.

Giorgio Cavalli svolgeva la sua attività a Montgomery, vicino a Columbus. Non so esattamente dove cercare… ed in effetti non ho molto successo nella mia ricerca. Capito però di fronte agli uffici di Swissnex, uno strumento del governo svizzero per promuovere la cooperazione nel campo dell’educazione e della ricerca.

Torno così sui miei passi su Columbus. All’angolo con Stockton noto il nome di un negozio che in precedenza mi era sfuggito: A. Cavalli & Co., libreria italiana e import.

Decido di fermarmi per pranzo, determinato a chiedere se esiste una connessione con il Cavalli che sto cercando. Sì, mi risponde Santo, un italiano recentemente immigrato che gestisce il locale da un paio d’anni. Mentre gusto un piatto di lasagne fatte in casa, seguite da panna cotta e da un vero cappuccino, Santo mi racconta gli inizi dell’attività di Giorgio Cavalli nel 1890 e di quando ha ceduto i suoi affari alla sorella e al cognato.

Una storia fino ad oggi non molto conosciuta a San Francisco, destinata però a diffondersi tra la popolazione. Santo è in effetti stato chiamato dalla radio KGO per raccontare i dettagli dell’intera vicenda.

Santo intende affiancare al suo menù un vasto assortimento di libri in italiano, così da riportare in città la cultura italiana. È stato bello vedere che lo spirito di Cavalli sia…rinato!.

3 thoughts on “San Francisco, la rinascita della cultura italiana?

  1. Your
    coverage of San Francisco North Beach and especially Cavalli’s book
    store really brings things close to home for me. I just sent
    Professor Giorgio Cheda a copy of my great grandfather Lorenzo
    Martinelli’s obituary that appeared in the Swiss Colony Newspaper
    April 4, 1893, the eulogy was given by Mr. G. F. Cavalli. It is in
    Italian but has been translated to English. I am very glad to hear
    Cavalli’s book store is being revitalized. I have visited there a few
    times and was always a little afraid it might disappear.
    I have made contact with Professor Cheda
    who I was surprised to see has ancestors from Maggia like I do and
    even has a maternal grandfather with the same surname as I have:
    Martinelli.
    I had heard of Prof. Cheda’s studies and books back in 1994 when
    the Point Reyes Light Newspaper ran a series of articles about the
    Swiss Italian immigration to West Marin, in which my great
    grandfather was mentioned. So you can understand I was happy to be
    able to make contact with Professor Cheda thru this Swiss Info website at this time.

    I especially liked the videos of London and St. Martin in The Fields
    Church, that was decorated by Swiss Italian artisans. I visited there
    in 2006 since my English great grandparents were married there ,
    listened to a concert there, but little did I know at that time that
    the ceiling was created by Ticinese.

  2. There was once–perhaps still–a Swiss Chalet bar on Broadway in San Francisco. As a child my father Luigi (Louis) Bisi would take us there and he would go inside and visit with Charlie Corda, his good friend. Charlie was from the same village in Ticino-Gordemo/Vale Verzasca as my dad and they were good friends. Charlie owned/ran the bar for many years and lived in San Francisco all his life after he emigrated from Ticino.

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