In California con gli emigrati

di Giorgio Cheda, storico

Sono stato diverse volte in California, non solo per cercare documenti riguardanti l’inserimento nella nuova terra d’adozione di 27’000 ticinesi, ma anche per sentire dalla viva voce di alcuni protagonisti autentiche storie di vita.

Qui è possibile ricordare solo pochissimi fra i molteplici incontri di particolare rilevanza.

Arturo Tognazzini è rimasto così innamorato del Ticino da ritornare quasi ogni anno nella sua Valle Maggia. Ma tra Santa Maria e Guadalupe ha creato una delle tante aziende agricole che, più della documentazione storica, spiegano l’attrazione del modello americano per i contadini delle Alpi.

Le vicende dei Cerini di Tomales costituiscono una vera e propria saga che attraversa quasi tutto il ventesimo secolo. Romeo, il più anziano, emigrato povero ragazzo da Giumaglio, ha animato per mezzo secolo il locale Swiss Club. Si ricordava della fondazione della succursale della Swiss-American Bank voluta dai ranceri per far fruttare i dollari guadagnati facendo ruotare la zangola di notte e spedire al mercato il burro prima dell’alba. Ma arricchiva la sua testimonianza anche con i dettagli dei danni provocati dal terremoto del 1906 ai ranch dei ticinesi della regione. Diventato proprietario di una sostanza valutata a dieci milioni di dollari e alla morte, ne ha lasciato un milione alla High School di Tomales. Uno fra i tanti esempi dell’impegno degli emigrati a favore dell’educazione pubblica.

Il fratello Isidoro aveva iniziato la sua nuova carriera, all’inizio del Novecento, quando i ranceri ticinesi del West Marin facevano riparare le automobili nel suo garage. A quell’epoca i vetturali di Lugano chiedevano ancora al Governo di proibire la loro circolazione su tutto il territorio cantonale.

Alex Vosti di Hollisterera stato ferito sul fronte francese durante la prima guerra mondiale, appena dopo aver contratto un grosso debito per acquistare il ranch nella Valle di Salinas.

Filippo Respini, il patriarca di Marshall, mi spiegava che il successo dei latticini “svizzeri” venduti a San Francisco, dipendeva dalla buona qualità dell’erba mantenuta più a lungo fresca sulle colline di Marin e Sonoma, proprio grazie al Pacifico ruggente tra il faro di Point Reyes e il Parco Nazionale dove un ammiratore del naturalista John Muir ha realizzato il sogno di sottrarre qualche scheggia del West alla speculazione.

Avete già visto un matrimonio all’americana fra i discendenti degli emigranti? Anche questa cerimonia aiuta a capire il loro successo. Immaginate trecento invitati in uno splendido parco alla periferia di Petaluma, dove è ancora possibile sentire parlare dialetto ticinese fra gli intervalli di quattordici portate con altrettante varietà di carne, dieci qualità di vini fra i più prelibati della Napa Valley e dove un sociologo principiante può trovare riuniti quasi tutti gli ingredienti che hanno fatto grande l’America. Si sente il profumo del successo e… dei dollari nella pelle e nei vestiti degli ospiti. Anche nei posti riservati in chiesa e al convito, che si raggiungono solo dopo aver ossequiato un ferreo quanto frivolo rituale, sono palpabili i segni esteriori di una società che vuol essere senza classi, ma che ne ha creato delle nuove dipendenti dalla potenza dei mezzi finanziari messi generosamente a disposizione del gratuito più dolce e necessario: l’amore di due giovani. I quali si gongolano nei costumi tradizionali: nero cerimonia, con tanto di tight, bottoncini d’oro, cappello alto e i guanti che ricoprono maldestramente le mani callose di un farmer assai poco abituato alle finezze degli accessori per le falde lunghe e strette; bianco-latte (quello vero strizzato dalle gigantesche mammelle delle bianco-nere Holstein), le crinoline ben agghindate della sposa, rinchiusa in un ampio velo bianchissimo.

E la foto di gruppo rimarrà così nel libro dei ricordi a dimostrare l’assimilazione riuscita nell’America ricca, liberale e democratica, con i suoi valori, i suoi riti, i miti e i limiti forgiati con il duro lavoro e l’assimilazione di milioni di immigrati.

5 thoughts on “In California con gli emigrati

  1. I think I have some pictures of some of the Cerini’s. This is not my line but I have a couple of school pictures and I will look but I think it has some cerini’s in it. These pictures were taken around Duncan Mills, where the Cerini’s now have a camp ground.

    Sally Staley

  2. My family from Giumaglia are the Pedrotti’s. If you have any info I would be most greatful for any information

    Thanks
    Sally

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